Primavera, estate, autunno, inverno… e la ruota torna a girare

PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO… E LA RUOTA TORNA A GIRARE

Un viaggio dentro ai cicli che trasformano il nostro modo di pedalare e vivere.

Novembre: il mese in cui tutto rallenta, ma niente si ferma davvero

Ci sono mesi che parlano da soli, e novembre è uno di quelli. È il mese del mio compleanno e, allo stesso tempo, il momento in cui la stagione dei tour si chiude. 

L’aria cambia, la luce si abbassa, le valigie restano ferme per un po’, e il ritmo frenetico dell’estate lascia spazio a un silenzio che sembra quasi necessario. Dall’esterno potrebbe sembrare una pausa, ma non lo è mai davvero. Quando la strada si ferma, inizia il lavoro invisibile.

Novembre è il mese in cui rimetto le mani sulle mappe, apro gli appunti accumulati durante la stagione, rileggo le note scritte a fine giornata negli hotel, quando la stanchezza era tanta ma la mente ancora sveglia. Questo è il momento della pianificazione: si parte dal passato per dare forma al futuro, si ragiona su ciò che ha funzionato, su cosa migliorare, su quali nuove rotte costruire per la prossima stagione.

Guardarsi indietro per capire davvero dove sto andando

Ogni volta che mi volto indietro di quindici anni rivedo me stesso sulla mia prima bici da viaggio, pronto per la mia prima vera esperienza in solitaria. Ero spinto da un misto di curiosità e incertezza, e da una grande voglia di scoprire cosa ci fosse oltre la prossima curva. Non potevo immaginare che quella scelta avrebbe cambiato completamente la mia vita professionale.

Quello che era nato come un gioco, una sfida personale, ha iniziato lentamente a trasformarsi in qualcosa di molto più grande. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, quella passione è diventata un lavoro, poi una missione, e infine una parte profonda della mia identità. Sono stati anni di sacrifici, di partenze all’alba, di continui spostamenti, di stagioni vissute lontano da casa, lavorando con tour operator internazionali e affrontando realtà professionali che richiedevano impegno, competenza e capacità di adattamento.

Non è stato semplice, e non lo è oggi. Ma è stato autentico. Ed è proprio questa autenticità ad aver definito il modo in cui vivo il cicloturismo: non come un servizio, ma come un’esperienza di trasformazione, di connessione e di scoperta, sia per me che per chi accompagno sulla strada.

Un ciclista in pausa seduto sui gradini di una piazza a Lucca mentre scrive su un taccuino, con una bici gravel appoggiata accanto a lui e uno zaino sul pavimento.

Chilometri, persone, luoghi e sudore

Se penso ai chilometri percorsi in questi anni, alle persone incontrate, ai paesaggi attraversati e a tutto il sudore lasciato lungo la strada, mi accorgo che non si tratta di ricordi isolati: sono il carburante che continua a spingermi avanti. Le lunghe salite che sembravano infinite, le discese che restituivano un senso di libertà assoluta, i momenti condivisi con i partecipanti durante le cene, gli sguardi stanchi ma felici alla fine di una giornata intensa: sono tutte immagini che rimangono dentro e che danno un significato profondo al mio lavoro.

Sono momenti semplici, ma potenti. Ricordano perché ho scelto questo percorso e perché continuo a seguirlo. È la combinazione di chilometri, fatica, incontri e bellezza che ogni anno mi motiva a creare nuove esperienze e ad affrontare con entusiasmo le sfide che mi aspettano.

Quando la strada si ferma, inizia il lavoro invisibile.

Novembre è il mese in cui rimetto le mani sulle mappe, apro gli appunti accumulati durante la stagione, rileggo le note scritte a fine giornata negli hotel, quando la stanchezza era tanta ma la mente ancora sveglia. Questo è il momento della pianificazione: si parte dal passato per dare forma al futuro, si ragiona su ciò che ha funzionato, su cosa migliorare, su quali nuove rotte costruire per la prossima stagione.

Un anno difficile, e proprio per questo prezioso

Quest’ultimo anno è stato particolarmente impegnativo, più di quanto avessi previsto. Ci sono stati progetti complessi, situazioni impreviste, scadenze serrate e giorni in cui avrei voluto avere più ore da dedicare a tutto ciò che doveva essere fatto. Eppure, nonostante la fatica, è stato uno degli anni più ricchi della mia carriera.

Vedere un evento prendere vita, accompagnare un tour che si sviluppa esattamente come progettato, ricevere messaggi dai partecipanti che raccontano quanto quell’esperienza abbia lasciato un segno: tutto questo trasforma la stanchezza in soddisfazione. La strada non è sempre stata semplice, ma ogni difficoltà ha avuto un senso e ogni ostacolo ha portato con sé un insegnamento.

Un ciclista percorre una strada sterrata panoramica sul Monte Serra, immerso nella vegetazione mediterranea, con vista sulla pianura e sui paesi della Toscana.

Stagioni, cicli e una ruota che continua a girare

In questo periodo penso spesso a un film che amo: “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” di Kim Ki-duk. È un’opera che racconta i cicli della vita, i ritorni, le trasformazioni silenziose. Mostra come possiamo ritrovarci nello stesso punto, apparentemente uguali, ma in realtà profondamente cambiati da ciò che abbiamo vissuto. È un’immagine che sento molto vicina al mondo del cicloturismo: una ruota che completa il suo giro e torna al punto di partenza, ma nel frattempo è avanzata, ha raccolto esperienze, ha cambiato qualcosa.

Per me novembre è esattamente questo. La stagione si chiude, ma una nuova sta già prendendo forma. È un momento di calma che invita a osservare il percorso fatto, a capire come le esperienze accumulate possano guidare la direzione futura. Guardare indietro non significa restare fermi: è il passo necessario per capire come andare avanti.

Verso la prossima stagione

Ed eccomi di nuovo qui, tra ciò che ho vissuto e ciò che devo ancora creare. Da una parte porto con me il peso — intenso e prezioso — delle esperienze accumulate; dall’altra la leggerezza del futuro, fatto di idee nuove, progetti che stanno nascendo e percorsi ancora da immaginare. La ruota continua a girare, e anche se dall’esterno sembra che io torni sempre nello stesso punto, so che ogni giro mi porta un po’ più avanti.

Guardando indietro vedo quanto sono cambiato. Guardando avanti, sento, con la stessa curiosità del primo viaggio, che il meglio deve ancora arrivare.

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2 commenti su “Primavera, estate, autunno, inverno… e la ruota torna a girare”

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